Noci, donne, monache e madonne: una storia di Noci al femminile
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Noci, donne, monache e madonne: una storia di Noci al femminile


È da pochi giorni disponibile in libreria e in edicola “Noci. Donne, monache e madonne” (Noci, Terra Nucum), il nuovo lavoro di ricerca storica di Pasquale Gentile. Nelle sue 328 pagine, il volume propone un viaggio nella storia della comunità nocese attraverso una prospettiva particolare: quella delle donne. Un viaggio lungo secoli, condotto attraverso documenti d’archivio, atti notarili, carte ecclesiastiche, memorie familiari e altre testimonianze, con l’intento dichiarato di restituire una dimensione storica a figure che, nella narrazione tradizionale, sono rimaste spesso sullo sfondo. Il libro, che l’autore ha dedicato alla memoria di Arianna Ritella (1978-2025), si articola in tre grandi percorsi che, pur distinti, finiscono per comporre un unico affresco della società nocese.
La prima parte, dedicata alle donne, è forse quella nella quale più evidente appare il tentativo di riportare la grande storia alla dimensione della vita quotidiana. Accanto alle vicende di famiglie e personaggi di rilievo compaiono donne comuni, delle quali i documenti hanno conservato tracce talvolta minime ma preziose: donne alle prese con il matrimonio e con le doti, vedove che destinano i propri beni al suffragio dell’anima, madri in difficoltà, ragazze madri, donne impegnate nella difesa dei propri diritti ereditari. Emergono anche le prime maestre, le ostetriche, le donne che svolgono attività lavorative e quelle che partecipano, in forme diverse, alla vita sociale della comunità. Il valore di questa sezione sta proprio nella capacità di Gentile di andare oltre la semplice registrazione dei fatti. Un documento notarile, un atto amministrativo o una testimonianza familiare diventano l’occasione per intravedere sentimenti, condizioni sociali, consuetudini e difficoltà di esistenze lontane nel tempo. La storia assume così un volto umano.
La seconda parte conduce nel mondo delle monache e, in particolare, nel monastero di Santa Chiara. È un ambiente assai più difficile da esplorare, perché la clausura e le stesse regole monastiche rendevano volutamente poco accessibile ciò che accadeva all’interno del convento. La ricerca ricostruisce tuttavia l’organizzazione della comunità religiosa, le procedure di ammissione, il noviziato e la professione, le doti, i rapporti con le famiglie, le figure delle badesse, la gestione economica e i rapporti con l’autorità ecclesiastica. Particolarmente significativi sono i documenti relativi alle aspiranti monache: dietro le formule burocratiche delle richieste di ammissione, delle doti e delle professioni si possono cogliere le diverse motivazioni che conducevano una ragazza o una donna in convento. Il monastero appare così non soltanto come luogo di preghiera e di clausura, ma anche come istituzione profondamente inserita nella società e nelle dinamiche familiari ed economiche del tempo. La narrazione segue quindi le vicende del monastero attraverso i secoli, comprese le difficoltà dell’Ottocento, le ispezioni episcopali, gli episodi di disciplina e di conflitto, fino alla chiusura del convento e alla successiva trasformazione del complesso. Particolare attenzione è riservata ad alcune figure di religiose, tra cui suor Agata Leone, ricordata come badessa “santa”, e Giuseppina Gabrieli, suor Maddalena, e suor Teresina Campanella, alle quali il volume dedica pagine capaci di restituire anche la dimensione personale e spirituale delle loro vicende.
La terza parte, dedicata alle madonne, allarga ulteriormente lo sguardo dalla storia delle singole donne a quella della religiosità collettiva. La devozione mariana viene ricostruita attraverso le intitolazioni, le cappelle, gli altari, i benefici e le immagini della Madonna presenti nel passato e oggi dentro e fuori l’abitato. Santa Maria delle Noci, Santa Maria della Natività, la Madonna della Croce, del Carmine, dell’Addolorata, della Misericordia, della Pietà e numerose altre intitolazioni raccontano una vera e propria geografia religiosa del territorio. In questa prospettiva, le madonne diventano quasi il completamento ideale delle donne e delle monache: dalle donne concrete della vita quotidiana, alle donne che scelgono o subiscono la vita claustrale, fino alle figure celesti alle quali generazioni di nocesi hanno affidato speranze, paure e preghiere.
Uno dei principali meriti del volume è dunque quello di restituire centralità alle donne senza costruire una storia separata dalla storia di Noci. La vicenda femminile viene invece utilizzata come chiave di lettura per comprendere meglio la società nel suo complesso: la famiglia, il lavoro, la religione, l’economia, le relazioni sociali, i comportamenti e le mentalità. Alla base di questa ricostruzione vi è un’imponente attività di ricerca. L’autore segnala l’utilizzo di documentazione proveniente, tra gli altri, dall’Archivio di Stato di Napoli, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dall’Archivio di Stato di Bari, dall’Archivio Storico del Comune di Noci, dall’Archivio Diocesano di Conversano e dall’Archivio Capitolare della Chiesa Madre, oltre a fondi e memorie familiari. È proprio questo rapporto diretto con le fonti a costituire uno dei punti di forza dell’opera. Il libro, tuttavia, non pretende di considerare conclusa la ricerca. Anzi, nelle pagine finali Gentile si ferma volutamente sulla soglia della contemporaneità e affida ad altri il compito di raccontare le donne delle generazioni successive: quelle che hanno conquistato nuovi spazi nella famiglia, nelle imprese, nelle professioni, nella cultura, nella vita sociale e nella politica. È una conclusione che assume anche un significato metodologico: la storia di Noci è ancora in gran parte da scoprire e da raccontare. E proprio questo costituisce, forse, il risultato più importante di “Noci. Donne, monache e madonne”: non soltanto aggiungere nuove pagine alla storia locale, ma suggerire nuovi percorsi di ricerca e mostrare quanto possa essere ricca la storia quando, dietro i documenti, si riescono finalmente a riconoscere le persone.

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