CER, un’occasione gestita male: pochi partecipanti e troppi dubbi
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CER, un’occasione gestita male: pochi partecipanti e troppi dubbi


Riceviamo e pubblichiamo la nota dei consiglieri comunali Anna Martellotta e Fortunato Mezzapesa ‎

Le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano una delle opportunità più importanti per i territori. Consentono a cittadini, imprese e istituzioni di produrre e condividere energia pulita, generando benefici economici, ambientali e sociali. Non sono solo uno strumento tecnico, ma un modello di sviluppo basato sulla partecipazione e sulla condivisione. Proprio per questo, il ruolo delle amministrazioni comunali è decisivo. Un Comune deve promuovere informazione e partecipazione, garantire trasparenza nei procedimenti, mettere a disposizione il proprio patrimonio e favorire la costruzione di partenariati ampi e inclusivi. In altre parole, deve essere il motore di un processo realmente aperto alla comunità. Alla luce di questi principi, quanto sta accadendo a Noci solleva più di una perplessità. Il bando per l’adesione alla Comunità Energetica è rimasto aperto per un periodo estremamente limitato, peraltro in piena estate, senza una comunicazione adeguata alla rilevanza dell’iniziativa. Il risultato è stato una partecipazione molto ridotta, con appena dieci adesioni. Ancora più delicata è la composizione dei soggetti aderenti, tra cui figurano amministratori locali, soggetti a loro direttamente collegati e familiari. Una situazione che, pur non implicando necessariamente irregolarità formali, pone evidenti questioni di opportunità e di percezione pubblica. Queste criticità erano già state evidenziate in Commissione Affari Generali, dove sono state sollevate perplessità e richiesti approfondimenti, demandando al Segretario comunale le valutazioni del caso. Nonostante ciò, il provvedimento, dopo essere stato inizialmente portato in Consiglio comunale e poi ritirato, torna oggi all’ordine del giorno senza che risultino chiarimenti sostanziali. Dai banchi dell’opposizione si registra, inoltre, un metodo che lascia spazio a ulteriori preoccupazioni. A fronte di domande puntuali, nel merito e nella forma degli atti, le risposte fornite appaiono spesso generiche e non soddisfacenti. Emblematica, in questo senso, è la motivazione secondo cui alcuni amministratori avrebbero aderito come soci fondatori “per dare l’esempio” alla comunità. Un’affermazione che difficilmente può convincere, perché l’esempio che emerge, nei fatti, è quello di una partecipazione ristretta, che coinvolge prevalentemente soggetti vicini alla maggioranza. Un modello che non sembra in grado di favorire un reale coinvolgimento della cittadinanza. Eppure, l’obiettivo di costituire una Comunità Energetica è condivisibile e, da sempre, sostenuto con convinzione anche dalle forze di opposizione. Proprio per questo, dispiacerebbe che un’iniziativa così importante venisse compromessa da un percorso poco trasparente e poco partecipato. Non si tratta di ostacolare un progetto, ma di chiedere chiarezza. Perché una Comunità Energetica, per funzionare davvero, deve nascere su basi solide, inclusive e trasparenti. Diversamente, il rischio è quello di trasformare una grande opportunità in un’occasione mancata, cosa che il nostro territorio non può permettersi.

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