Gli alunni della “Cappuccini” incontrano il cooperante Alberto Trentini
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Gli alunni della “Cappuccini” incontrano il cooperante Alberto Trentini


Lunedì 20 aprile le classi della scuola primaria dell’istituto comprensivo “Pascoli-Cappuccini” hanno vissuto una mattinata intensa e significativa, incontrando Alberto Trentini, cooperante italiano di 46 anni recentemente liberato dal carcere di El Rodeo, in Venezuela, dove era detenuto dal 15 novembre 2024. La vicenda si è conclusa dopo 423 giorni di detenzione (lo scorso 12 gennaio), nonostante a suo carico non fosse mai stata formalizzata alcuna accusa. Trentini, impegnato da anni in ambito umanitario con diverse organizzazioni internazionali, in Venezuela collaborava con Humanity and Inclusion. L’incontro con gli alunni è stato il risultato di un percorso didattico costruito dalle insegnanti, che hanno guidato i bambini alla scoperta della sua storia attraverso riflessioni e approfondimenti. A precedere l’incontro, anche una significativa corrispondenza epistolare tra Alberto Trentini e gli alunni, che ha reso ancora più autentico e coinvolgente il momento del confronto diretto. I piccoli studenti hanno poi avuto l’opportunità di rivolgere direttamente le loro domande, dando vita a un dialogo partecipato, nel quale non sono mancati interventi spontanei e una grande partecipazione emotiva. Tra i temi affrontati, le ragioni del suo arresto e la vita in carcere: “Credo di essere stato arrestato perché, in un regime dittatoriale, un operatore umanitario in una zona di frontiera può essere visto con sospetto”, ha spiegato Trentini. Alla domanda su cosa gli sia mancato di più, ha risposto senza esitazioni: “Il contatto con la mia famiglia. Non poter parlare con i miei genitori e con le persone che amo è stata la cosa più difficile”. Ha raccontato anche i momenti più duri della detenzione, la solitudine, la noia e la paura, ma anche i piccoli spiragli di umanità, come le partite a scacchi improvvisate con pedine costruite con il sapone. Fondamentale, ha sottolineato, è stata la speranza: “Le poche notizie che arrivavano dall’esterno ci davano la forza di resistere”. Nel suo racconto non è mancato uno sguardo al futuro: il desiderio di tornare al lavoro umanitario, pur con la consapevolezza di aver bisogno di tempo per sé e per la propria famiglia.
A introdurre l’incontro la dirigente scolastica Sasanelli, che ha sottolineato il valore educativo dell’esperienza vissuta dagli alunni: «Mi sento davvero molto fiera del percorso che avete fatto. Conoscere storie come quella di Alberto significa avvicinarsi a un’idea di cittadinanza universale, senza confini, che ci chiama ogni giorno a prenderci cura degli altri, soprattutto di chi è più fragile». A portare il saluto dell’amministrazione comunale il sindaco Francesco Intini, che ha evidenziato il valore dei gesti quotidiani: «Le parole di Alberto ci fanno capire che l’eroismo non è quello dei grandi gesti spettacolari, ma quello semplice dell’aiuto. Basta tendere una mano a chi è in difficoltà per essere dei piccoli grandi eroi. Sono questi gesti che costruiscono una comunità migliore». Sulla stessa linea l’assessora Tinella, che ha rimarcato l’importanza formativa dell’incontro: «Il racconto di esperienze così forti lascia qualcosa nei nostri ragazzi. Anche dalle difficoltà possono nascere insegnamenti importanti. Imparare ad aiutarsi, a partire dalla propria classe, è il primo passo per crescere come cittadini consapevoli».

 

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