Alberi capitozzati, sicurezza o cattiva gestione del verde pubblico?
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Alberi capitozzati, sicurezza o cattiva gestione del verde pubblico?


Negli ultimi giorni, in particolare nell’area di piazza Baden Powell ma anche in altre zone del paese (via De Gasperi, via Kennedy, via Supa, via Di Vittorio, via Gallo e via Nardulli), sono stati eseguiti interventi di potatura su diverse alberature urbane che, alla luce delle immagini raccolte direttamente sul posto, del video diffuso sui social e delle ulteriori fotografie documentate in queste ore, appaiono di una gravità evidente. Quello che si osserva non sembra una normale manutenzione del verde, né un contenimento selettivo della chioma. In più punti si vedono tagli su rami principali, chiome quasi azzerate, monconi lasciati senza un reale ritorno adeguato, ferite estese e strutture profondamente alterate. Lo diciamo con la prudenza necessaria: non stiamo facendo una perizia a mezzo stampa e non stiamo emettendo sentenze, ma stiamo descrivendo e documentando fatti molto chiari, compatibili in più casi con capitozzature o comunque con pratiche di potatura drastica. Le documentazioni raccolte mostrano, inoltre, che non si tratta di un episodio isolato. Gli stessi giorni hanno restituito immagini di interventi analoghi in più aree del territorio comunale, questo fa pensare non a un lavoro puntuale su singoli esemplari problematici, ma a una prassi diffusa e ripetuta. Per questo il tema non riguarda solo il singolo albero o la singola strada, ma il metodo complessivo con cui viene gestito il verde urbano.
Il fatto che tutto questo avvenga pochi giorni dopo la tragedia di Bisceglie rende la situazione ancora più delicata. Quella vicenda ha giustamente riaperto una discussione seria sulla sicurezza e sulla manutenzione del patrimonio arboreo, ma proprio per questo desta preoccupazione il rischio di passare da una mancata gestione a una risposta impaurita e generalizzata, nella quale il taglio brutale venga presentato come sinonimo di prevenzione. La sicurezza, invece, non si ottiene svuotando gli alberi, ma con censimento, diagnosi, monitoraggio, interventi mirati, personale competente e continuità amministrativa. Un albero mal gestito o ripetutamente capitozzato non diventa più sicuro: spesso diventa più debole, più vulnerabile ai patogeni, più esposto a ricacci fragili e quindi potenzialmente più pericoloso nel tempo.
Noci, peraltro, non è nuova a contestazioni di questo tipo. Già nel 2024 associazioni e comitati del territorio avevano criticato la potatura drastica di alberature urbane, chiedendo censimento del verde, regolamento e piano del verde. Nel maggio 2025 il Gruppo LIPU Putignano, intervenendo pubblicamente sulle potature eseguite ad aprile a Noci, aveva definito simili interventi assolutamente sconsigliati per la cura del verde pubblico, spiegando come la perdita di gran parte della chioma provochi forte stress alla pianta, ricacci deboli e disordinati, apertura a patogeni e danni anche alla fauna in piena stagione riproduttiva. Queste osservazioni sono coerenti con il quadro normativo oggi vigente. Il regolamento regionale pugliese per la qualificazione e la valorizzazione del verde urbano, pubblicato nel dicembre 2025, all’articolo 21 vieta la capitozzatura e richiama espressamente come inaccettabili anche le potature drastiche che compromettono in modo irreversibile la struttura della pianta. Lo stesso articolo collega tale divieto ai criteri ambientali minimi approvati con decreto ministeriale del 10 marzo 2020, che impongono di evitare capitozzatura, cimatura e potature drastiche, di affidare i lavori a personale competente e di operare in periodi che non danneggino la pianta, né disturbino l’avifauna nidificante. Siamo a fine aprile, in piena fase vegetativa e in un periodo sensibile per molte specie di uccelli. A ciò si aggiungono la direttiva europea 2009/147/CE e la legge 11 febbraio 1992 n. 157, che tutelano uccelli selvatici, uova e nidi.
Esiste inoltre un profilo amministrativo che non può essere eluso. Dalle ordinanze pubblicate sull’albo pretorio del Comune di Noci e dalla segnaletica temporanea di divieto di sosta apposta nelle aree interessate emerge chiaramente che gli interventi in corso rientrano in un programma organizzato e autorizzato di cura del verde pubblico, esteso a diverse zone del paese e articolato su più settimane. Proprio per questo è indispensabile chiarire quali indicazioni tecniche siano alla base di tali interventi, dal momento che le ordinanze disciplinano gli aspetti viabilistici e organizzativi dei lavori, ma non entrano nel merito delle modalità agronomiche adottate. La legge regionale pugliese n. 23 del 30 maggio 2024 impone peraltro ai comuni il piano comunale del verde, e lo stesso regolamento comunale del verde di Noci muove dalla tutela e dalla valorizzazione del patrimonio arboreo, non dalla sua mutilazione sistematica.
Durante una delle rilevazioni effettuate sul posto è stato anche possibile osservare direttamente che, accanto alla rimozione di rami secchi, venivano tagliati rami in piena vegetazione, con foglie già sviluppate. Nel confronto con gli operatori presenti è stata richiamata, come giustificazione, la necessità di prevenire episodi come quelli verificatisi recentemente in altri comuni del territorio. È proprio questa sovrapposizione tra paura e tecnica a imporre oggi la massima trasparenza: nessuno contesta la necessità di gestire il rischio, ma un conto è intervenire in modo puntuale e documentato, un altro è procedere con operazioni invasive e seriali che alterano in modo irreversibile la struttura degli alberi.
Per queste ragioni chiediamo: la sospensione immediata degli interventi più invasivi almeno fino alla pubblicazione dei presupposti tecnici che li giustificherebbero; la pubblicazione degli atti amministrativi e tecnici relativi ai lavori in corso, comprese relazioni agronomiche, valutazioni fitostatiche, capitolati, affidamenti e nominativi dei tecnici responsabili; la verifica puntuale del rispetto della normativa regionale vigente, dei criteri ambientali minimi e delle tutele connesse all’avifauna nidificante; l’apertura di un confronto pubblico con associazioni, comitati, tecnici e cittadini sullo stato del verde urbano di Noci; l’avvio o la pubblicazione, se già esistenti, del censimento del patrimonio arboreo e di una pianificazione trasparente della sua gestione.
Come Orto Fertile, insieme alle realtà che sottoscrivono questo testo, riteniamo che la difesa del verde pubblico non sia un vezzo da ambientalisti, ma una questione che riguarda salute urbana, paesaggio, biodiversità, ombra, suolo, clima e qualità della vita. Chi amministra un paese ha il dovere di garantire la sicurezza, ma anche quello di non confondere la sicurezza con la mutilazione, la cura con l’aggressione, la manutenzione con il massacro. Per questo chiediamo una risposta pubblica chiara, documentata e tecnicamente fondata. Un paese senza alberi o senza la visibile cura delle presenze vegetali “in buona salute”, che a loro volta accolgono tutta la complessità ecosistemica (uccelli, insetti e microrganismi), non è il paese che vogliamo, come umani e come abitanti civili di questo pianeta. Oltre al fatto che riteniamo sia una sensibilità aggiuntiva – e azione concreta – alla narrazione che offriamo a chi viene a visitarci, nel cuore della Murgia. Noi che della campagna ne facciamo un vanto, e non mero elemento di storytelling territoriale, pensiamo sia giusto riportare nell’urbano tale corrispondenza di valore: oltre alla bellezza estetica, vere zone d’ombra, riparo per l’umano ma anche ospitalità per micro-habitat di tante specie che costituiscono – oltre noi, ricordiamolo sempre – un equilibrio ecologico sempre più a rischio.
Orto Fertile
Comitato di Quartiere Parco Via Tommaso Fiore
Legambiente Putignano – Circolo Verde Città
LIPU Putignano
Eco Eventi OdV
Comunità Energetica Rinnovabile Levante
Associazione Rizomi ODV


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