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Rossana e la passione per la poesia

“Ci sarebbero molte cose da raccontare”. Si presenta così, Rossana Loperfido che, dopo aver trascorso la sua infanzia a Noci, si trasferisce con la sua famiglia in Lombardia. Qui, la ventottenne nocese, inizia il suo percorso di studi universitari in Servizi Giuridici e coltiva la sua passione per la poesia. Il NOCI gazzettino l'ha intervistata cercando di conoscerla meglio e sapere come si è avvicinata alla poesia.

Rossana, parlaci di te...

"Ci sarebbero molte cose da raccontare. Sono dell’opinione che le parole abbiano il grande potere di tratteggiare, ma non di definire. I ricordi espressi tramite le parole potrebbero creare infinite storie rendendoci sempre diversi rispetto a quelli che eravamo, ma partiamo da un punto semplice: l’inizio. Sono nata a Noci dove ho trascorso l’infanzia e adolescenza. Dopo gli studi superiori mi sono trasferita a Milano per intraprendere un percorso universitario non proprio adatto a me, infatti, dopo anni di fatica, il mio percorso di studi in Servizi Giuridici sta per concludersi. Solitamente, quando racconto di aver studiato legge l’interlocutore, soprattutto se poco avvezzo alla curiosità, mi classifica o come “barbosa” oppure come un grande eroe di guerra che ha scarificato il proprio tempo per donarsi al Codice di procedura civile. Per evitare questo, tal volta, automatico tranello, specifico che non sono solo questo, o meglio, non sono solo ciò che ho studiato. Probabilmente scelsi la facoltà di Giurisprudenza per un’innata propensione verso la giustizia, non solo concreta, ma anche morale. Crescendo e conoscendomi ho compreso di aver bisogno di ben altro nutrimento. Forte è la passione per la letteratura, l’arte e il cinema. Al momento vivo con la mia famiglia a Mantova, siamo dei pugliesi con delle lunghissime radici, ognuno di noi, a suo modo, resta legato alla propria terra"

Come e quando è nata la tua passione per la poesia?

"Credo che sia stata la poesia a trovarmi, non vi è stato da parte mia un processo di ricerca. Da bambina mi piaceva scrivere. Le circostanze, le persone da me incontrate, le esperienze vissute mi hanno fatto sentire non considerata profondamente. Ecco, forse la scrittura ha iniziato a farmi compagnia nel momento in cui la realtà è divenuta difficile da sostenere perché troppo opprimente. La parola era, ed è, un ottimo strumento per mappare la condizione d’esistenza interiore. Potrei considerare la poesia come la figlia della fantasia, inconsapevolmente, quando ancora non sapevo darle un nome, è stata un’ottima compagna di sopravvivenza, l’amica immaginaria alla quale potevo raccontare qualsiasi avvenimento, dal più cupo al più leggero. La prima poesia l’ho scritta a tredici anni, si chiamava “The beasts”, le bestie. Non ricordo il suo contenuto, ma dal titolo, ben impresso nella memoria, si può capire che la passione e l’emozione, sono state e sono, colonne fondamentali che accendono il flusso creativo. Ancora oggi ho una grande considerazione della fantasia. Non vivo sempre tra le nuvole, credo soltanto che il mondo interiore e quello esteriore abbiano la stessa importanza, formano quello che siamo, l’uno non può escludere l’altro"

Cos'è per te la poesia?

"Questa è una domanda che potrebbe non avere una risposta. In realtà, non so se riuscirò a definire cosa sia per me la poesia. Di per certo, è una compagna, una verità scomoda, uno specchio dove riflettono pensieri che nella realtà non riesco a lasciar andare con la voce, è dolore e momento. La poesia, secondo me, insegna la relatività e al contempo può regalare il dono della considerazione della complessità. La poesia per me, per ora, è una passione. Quando scrivo trasporto il mio mondo su un foglio, lo lascio andare, lo libero dalla confusione nebbiosa che riempie la mente. C’è un processo, un processo che un altro ha la possibilità di leggere, far entrare nel suo di mondo e complicare quello che conosceva o sentiva. La complicazione, a mio modesto parere, non è negativa, anzi, permette di modificare e contaminare sé stessi per sentirsi diversi e magari anche meno soli, perché, la poesia è anche comprensione. Ho l’abitudine di leggere una poesia al mattino, di giorno sono più vulnerabile e bisognosa d’affetto. Con cura scelgo il poeta che può abbracciar meglio il bisogno che porto dentro. Mi spingo un po' oltre e posso dire (se mi sentissi lo pronuncerei con un tono molto basso) che la poesia è un’intensità variabile"

Tra le poesie scritte c'è una che parla di te?

"Con questa domanda sorrido. Principalmente, quello che scrivo parla di me e non per l’elogio dell’ego, no, non lo faccio per compiacere un’insicurezza travestita da egocentrismo, parlo di me perché, per ora, sono la persona che conosco meglio. Io spero che nella realtà qualcuno possa aver sentito nelle mie parole sé stesso, ma quando scrivo io parlo di me, dei miei traumi, dei cambiamenti, dei meccanismi contorti che appartengono alla mia mente. Certamente, entrano nella trama anche altri soggetti, altre intensità che partono da fuori e si annidano dentro. Successivamente, lascio andare la poesia che ho scritto. Questo avviene in tempi diversi. Molto spesso riesco a mostrare una poesia se il sentimento si è spento o affievolito. Quando avviene, il testo lo sento lontano, quasi come non fosse più mio, perché, come ho già detto, muto, mutiamo, lentamente, velocemente, a tempi alterni, ma tendenzialmente arriva un punto dove sento che una poesia è pronta per appartenere ad altri. Una poesia che ha intrapreso questo viaggio immateriale è: “Le ghiandole filatrici”. Essa è stata pubblicata recentemente presso lo spazio “La Bottega della poesia” sulla Repubblica di Bari, a cura di Vittorino Curci, notissimo poeta nocese, secondo me, un peculiare e sensibile essere umano"

A chi ti ispiri come poeta?

"Nel senso proprio e concreto del termine, ispiro molta poesia. Rientra tra il nutrimento di cui ho bisogno per star bene, per pensare, per riflettere. Credo che in maniera conscia non mi ispiri a qualcuno, magari inconsciamente, lascio trapelare dalla forma la poetica altrui, questo credo sia inevitabile. Ci sono tantissimi poeti che hanno lasciato un verso, un’intera poesia nella mia “casa cuore”, tra questi ti elenco quelli che al momento ho sul comodino: Rimbaud, Jacopo Ricciardi, Vittorino Curci, Emily Dickinson, Marina Cvetaeva, Chandra Livia Candiani, Pedro Salinas"

Come stai vivendo questa quarantena?

"Vivo questo momento accompagnata da un acume costante di sofferenza. Le giornate sono fatte di alti e bassi, mi rannicchio nella mia fantasia per respirare, distendere le contrazioni, scrivere, leggere, lavorare alla stesura della tesi. Quando mi affaccio alla realtà la sofferenza si fa sentire, è sempre più muscolosa. Questo avviene perché, probabilmente, come tutti, anche io non sono naturalmente preparata al cambiamento che per necessità determina incertezza. Molto spesso avverto una sensazione di impotenza difronte a questo lutto silenzioso che non coinvolge soltanto una singola regione, o una Nazione, ma il mondo intero. Quindi, nonostante porti la mia vita concreta avanti, creando abitudini che mi permettano di distrarmi, dentro di me, emotivamente si sta metabolizzando una tragedia" .

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