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PCI: chi paga i costi della guerra

A chi giova la guerra? E soprattutto chi ne paga i costi? Se lo sono chiesti i componenti del PCI di Noci e ne hanno condiviso posizioni e interpretazioni in un dibattito pubblico intitolato “Guérre e Ppést, ce se spògghje e ce se vèste” svoltosi sabato pomeriggio al Chiostro di San Domenico. Parafrasando un vecchio adagio locale che vuole che durante una guerra o una pandemia c’è chi si arricchisce e chi si impoverisce, la sezione locale del PCI ha aperto un’ampia discussione su alcuni grandi temi nati proprio all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina. Primo fra tutti, il tema dell’educazione scolastica.

È Francesco Galassi, docente di storia e membro del partito, a far notare le pecche del sistema scolastico italiano che già dalla riforma Gelmini (L. 133/08) vede un progressivo declino dovuto soprattutto alla sottrazione di fondi. “La dissoluzione del sistema scolastico non è demerito di un governo o di un altro – sostiene Galassi - bensì è la finalità precipua del sistema liberista che paragona l’istruzione a qualsiasi tipo di merce”. La razionalizzazione ha portato alle classi pollaio e alla riduzione del 17% del personale ATA. A seguito della guerra, per allinearsi alle direttive UE, il governo Draghi ha approvato il DEF (Documento di Economia e Finanza) che per i prossimi anni prevede un incremento sino al 2% del PIL per l’armamento militare, e un decremento della spesa pubblica per scuola e sanità. “Ciò significa meno cattedre, aumento del rapporto docente/studenti, meno personale a disposizione. Con questo cosa voglio dire – conclude Galassi – che anche la scuola paga l’armamento militare”.

È Fabio Tralci invece a dibattere uno dei temi più caldi dell’ultimo periodo, le morti sul lavoro. Alla luce degli ultimi fatti di cronaca che hanno visto nel 2022 incidenti sul lavoro che hanno coinvolto giovani e giovanissimi, alcuni dei quali in alternanza scuola-lavoro. “Oltre al danno la beffa, dice Tralci, perché siamo alle porte di un nuovo sistema schiavistico per cui si ha manovalanza gratuita”. E sempre Tralci provvede a commentare i costi dell’armamento italiano destinato all’Ucraina. “Il governo italiano non tasserà le armi vendute per sostenere la battaglia sul fronte ucraino, e i mancati introiti derivanti da questa tassazione li copriranno gli Italiani. Chiediamo pertanto la fuoriuscita sia dalla Nato che dalla UE perché siamo solo schiavi di un sistema”.

Apre al tema della sicurezza alimentare e del sostegno all’agricoltura il segretario regionale Roberto Cardilli al fine di portare una proposta in parlamento attraverso il gruppo costituitosi al Senato. La parola dunque passa a Gianfranco Irlandese, commissione agricoltura del partito, che ha sostenuto la tesi della perdita della sovranità alimentare e il dilagare del fenomeno denominato “land grabbing” ovvero l’acquisizione di grandi porzioni agricole da parte delle multinazionali del settore alimentare con il serio rischio che si possa costituire un oligopolio che deciderà cosa e quando mangiare.          

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