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Difendiamo i nostri anziani

Inesorabilmente ogni sera, verso le 18.00, il capo della Protezione civile, incolpevole macabro ragioniere, snocciola i numeri sull’andamento della pandemia da coronavirus in Italia. Il dato che più ci colpisce, che aumenta lo sconforto di tutti, è naturalmente quello dei decessi. Centinaia di morti al giorno, quasi tutti anziani. La COVID-19 (acronimo dell'inglese COronaVIrus Disease 19, dove 19 sta per 2019, l’anno in cui è stata scoperta) è un nemico perfido e invisibile; è soprattutto un infame, se si può attribuire un aggettivo umano a una malattia, perché uccide i più deboli. E poco importa se le vittime periscono con o per il coronavirus! Stiamo perdendo una parte preziosa della nostra comunità nazionale. La malattia e la pregressa cattiva gestione della sanità pubblica ci stanno privando di un bene che in Italia riusciamo tutto sommato a preservare: la vecchiaia!

Giovanni Paolo II nella Lettera agli anziani del 1° ottobre 1999 scriveva: “Se ci soffermiamo ad analizzare la situazione attuale, constatiamo che presso alcuni popoli la vecchiaia è stimata e valorizzata; presso altri, invece, lo è molto meno a causa di una mentalità che pone al primo posto l'utilità immediata e la produttività dell'uomo. Per via di tale atteggiamento, la cosiddetta terza o quarta età è spesso deprezzata, e gli anziani stessi sono indotti a domandarsi se la loro esistenza sia ancora utile” […] “Gli anziani aiutano a guardare alle vicende terrene con più saggezza, perché le vicissitudini li hanno resi esperti e maturi. Essi sono custodi della memoria collettiva, e perciò interpreti privilegiati di quell'insieme di ideali e di valori comuni che reggono e guidano la convivenza sociale. Escluderli è come rifiutare il passato, in cui affondano le radici del presente, in nome di una modernità senza memoria. Gli anziani, grazie alla loro matura esperienza, sono in grado di proporre ai giovani consigli ed ammaestramenti preziosi”.

Ebbene in questi dannati giorni stiamo perdendo parte di noi stessi! Lo stiamo facendo nel peggiore dei modi. Anziani che muoiono soli, senza il conforto di un parente, senza funerale. Parenti che vedono allontanati i loro cari per poi ritrovarli in una fredda e sigillata bara o in un’urna! Cerchiamo di frenare questo massacro! Sforziamoci di difendere e tenere al riparo i nostri anziani: genitori, nonni, zii. Non facciamoli uscire! Stiamogli vicini sia pur nella lontananza fisica! Avremo tempo e modo per abbracciarli e dopo questa esperienza lo faremo certamente con maggiore consapevolezza, apprezzando ancora di più il loro valore e il bisogno che noi abbiamo di loro!

La sera, alle 18.00, cerchiamo di non essere egoisti, pensiamo al dolore altrui! Il nostro pensiero vada a tutti i nostri connazionali che giorno dopo giorno perdono la vita; ai loro cari distrutti dal dolore; a quanti, per servizio, assistono, caritatevolmente ma inermi, esistenze che si spengono! Invece di partecipare a folcloristici, inopportuni quanto inutili flash-mob; invece di cantare e saltare sui balconi, preghiamo, meditiamo, rivolgiamo un pensiero ai tanti defunti con l’auspicio, questo sì egoistico, che l’immane tragedia risparmi vittime nella nostra comunità! E non dimentichiamo mai che le vite, che trattasi di giovani vigorosi o di anziani malati, hanno lo stesso valore!

Per i credenti riportiamo la preghiera che il vescovo della nostra Diocesi, mons. Giuseppe Favale, ci suggerisce per la pandemia in corso:

O Dio della vita,

in questa ora di prova ci rivolgiamo a te,

consapevoli che tu solo sei fonte di consolazione!

Ci sentiamo smarriti, ingabbiati nelle nostre paure,

disorientati nel gestire anche le cose

a cui eravamo abituati,

ci sentiamo  abbandonati persino dalle certezze

che sinora avevano dato solidità alla nostra vita.

Ora con tutta la forza della nostra fede vogliamo dirci

che non siamo soli in questo momento.

Accanto a noi ci sei tu, Pastore buono,

il tuo bastone e il tuo vincastro ci danno  sicurezza.

La tua presenza infonde fiducia e coraggio

e ci rende capaci di mettere a frutto

tutte le potenzialità di bene che tu hai posto nel nostro cuore.

Ti chiediamo, Padre di tenerezza, di vegliare

su coloro che sono stati colpiti dal male

e lottano  per venirne fuori.

Dona loro di risorgere dal buio, ritornando in piena salute.

Affidiamo a te, Signore Gesù, Medico divino,

tutti gli operatori sanitari

che stanno  dando  prova di estremo  eroismo,

ponendosi accanto ai sofferenti

con competenza e amorevolezza.

Concedi loro di non scoraggiarsi dinanzi alle difficoltà,

perché continuino a dare il meglio di sé con quella dedizione

che li ha resi angeli premurosi dei sofferenti.

Invochiamo la tua luce, o Spirito Santo,

perché ciascuno di noi sappia cogliere

la gravità  dell’ora presente

e, facendo con responsabilità

la sua parte per il bene della comunità,

collabori alla costruzione di un futuro  sereno per tutti.

Dio dell’Amore,

tu hai voluto donare  all’umanità come Madre la tua Madre.

È a Lei che ci affidiamo per non perdere la speranza,

certi che guidati dalla sua tenerezza materna

usciremo dal tunnel  della paura e dell’incertezza

per cantare  la gioia della Pasqua.

Amen.

 + Giuseppe Favale

Vescovo di Conversano-Monopoli

 

Foto: ecodibergamo.it

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