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“Fiore che ssembe”, l’esordio poetico di Giovanni Laera

È attraverso lo scorcio da cartolina di Largo Torre e gli interventi musicali di Giuseppe Liuzzi che Giovanni Laera fa il suo ingresso nel magico mondo dei poeti. Dopo diverse pubblicazioni insieme al compagno di lettere Mario Gabriele, con cui continua a trattenere un rapporto di collaborazione, ieri v’è stata la presentazione della sua opera prima poetica dal titolo “Fiore che ssembe”, edito da Pietre Vive. Ed è stato proprio l’editore Antonio Lillo a svelare alcuni retroscena sulla pubblicazione del testo, come ad esempio, la telefonata di Lino Angiuli che spronava l’editore a pubblicare, il suggerimento di alcune amicizie nonché l’onda dei locorotondesi che in realtà conoscono i fratelli Laera come Enantino, il folksinger della Murgia. Insomma tutto purché si pubblichi.

A Vittorino Curci il compito di dialogare con l’autore. "Non sono poesie dialettali o vernacolari – sottolinea Curci – perché non ritroviamo nulla del folclore popolare, anzi è un libro importante e difficile dove non è più riscontrabile “la voce del popolo di Noci” (il rimando è a Vittorio Tinelli), ma è espressionismo puro". All’interno del testo, composto da 27 poesie, si riscontra lo stile del madrigale con versi endecasillabi alternati a settenari che rimandano a Leopardi. La poetica invece risente molto dei poeti austriaci Trakl e Rilke che hanno influenzato la poesia europea a cavallo tra il 1800 e il 1900.

Dice Laera: "Ho deciso di scrivere le poesie in dialetto perché non solo rimandano alla mia giovinezza e alla lingua parlata da mia nonna, ma ritengo che il dialetto abbia delle grandissime potenzialità espressive. Per me il dialetto è scrivere su ciò che non si dimentica, che non si nasconde". “Fiore che ssembe” è già presente nelle librerie ed in più è possibile scaricarne una versione audio attraverso un codice coupon presente nel libro.

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