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Liuzzi ricorda Aldo Moro

Ricorrendo oggi il quarantennale della strage di via Fani e del rapimento dell'on. Aldo Moro, il sen. Piero Liuzzi ha diramato una nota nella quale ricorda gli insegnamenti tratti dall’esperienza pluriennale nella Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio Moro.

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COMUNICATO STAMPA

Via Fani e‘ oggi un’ordinaria arteria urbana. L’incrocio con Via Stresa e‘ un normale incrocio cittadino nella ragnatela metropoltana di Roma. Eppure, attraversando il crocevia, non ho potuto non udire il trambusto di quarant'anni fa. Le mitragliette, il tamponamento, il crepitio dei colpi ed i rivoli di sangue. Si consumava la strage dei cinque uomini della scorta, veniva rapito lo statista che più aveva inciso nella vicenda politica, sociale e statale dell’Italia del Dopoguerra, del boom economico, delle grandi infrastrutture e delle grandi speranze giovannee e paoline. L’on. Aldo Moro andava spendendosi con tenacia e lucidita‘ per comprendere, intuire, interpretare gli anni dei conflitti sociali, delle lotte di classe. Gli anni del colossale mutamento. Quale missione più nobile per un politico!? Essere arrabbiati non basta. Con Il barbaro assassinio di Moro i brigatisti - oggi incredibilmente certeggiati e lusingati dai media - spezzarono un processo di fisiologica comprensione democratica, pacifica, costituzionale per consegnarci una Nazione rancorosa e di selvaggio egoismo politico. Ahimè, i cattivi frutti sono oggi a nostra disposizione. Tutto cio‘ ed altro ancora mi ha insegnato l’esperienza pluriennale nella Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio Moro. Il monito e‘ presente, la sollecitudine perenne. Per tutti noi.

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