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Un granello di colpa, la violenza secondo Caprio e Ciriello

E’ “la violenza sulle donne”, il tema al centro del primo incontro tematico organizzato da “I Presidi del Libro” di Noci, mercoledì 11 ottobre scorso presso il Chiostro di San Domenico. Un argomento molto complesso che l’associazione nocese ha portato più volte all’attenzione pubblica, ritenendo indispensabile parlarne, coinvolgendo professionisti ed esperti del settore.

Il pretesto di discussione è stato, questa volta, la presentazione del testo “Un granello di colpa”, curato a quattro mani dalla scrittrice torinese Antonella Caprio e dalla fotografa barese Daniela Ciriello. L’opera si struttura partendo dal portfolio fotografico della Ciriello, che ha inteso fotografare tutte le fasi della devastazione psichica e fisica di una donna che subisce violenza. “In quello che narro, perché fotografare significa proprio ‘scrivere con la luce’ c’è tanto della mia biografia, di un vissuto dal quale non posso prescindere e che ho voluto fermare nell’istante  preciso di questi 15 scatti” ha dichiarato la Ciriello, passando in rassegna ciascuna foto e descrivendone le peculiarità. A queste immagini, rigorosamente in bianco e nero, proprio a simboleggiare un’esistenza stremata, privata dei colori della vita, si ispira il racconto a tema tracciato da Antonella Caprio. In particolare la Caprio si sofferma su una storia di “violenza quotidiana”, oltraggio alla privacy di tutte quelle donne che, per noia o solitudine, tendono ad abbandonarsi all’abbraccio infido dei social network, confondendo i confini tra reale e virtuale e divenendo succulenti prede di uomini spietati, disposti a tutto pur di soddisfare le pretese della carne, anche a simulare l’amore.

In sede di presentazione, curata dalla giornalista Maura Carrelli, la Caprio è stata sostituita dallo scrittore Piero Fabris che ha indagato su alcuni aspetti del testo: l’ambiguità dei social, la fragilità di una donna svuotata della sua dignità, la differenza sottile tra violenza fisica e psicologica, quest’ultima la più distruttiva. Sulle tematiche sollevate, sono intervenute la dott.ssa Angela Lacitignola (sociologa e coordinatrice del Centro C.A.V Andromeda di Noci) e la dott.ssa Lorita Tinelli (nella doppia veste istituzionale e professionale come psicologa clinica e forense): entrambe concordi sulla necessità di prevenire questo genere di situazioni educando ad un valore essenziale ma troppo spesso trascurato al giorno d’oggi come il rispetto. L’educazione secondo le esperte deve essere curata tanto dalla scuola, quanto dalla famiglia, i luoghi dove le giovani menti si formano e cercano i propri punti di riferimento.

Sul finale un buon auspicio è stato espresso a coro unanime “Uscire si può, basta volerlo ma soprattutto bisogna affidarsi a Centri o enti preposti al trattamento di questi casi. Da soli è impossibile farlo!”

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